Un’intervista utile per cogliere consigli per affrontare l’emergenza al meglio e trarre degli spunti e degli stimoli interessanti che possano anche spingerci ad apportare il nostro contributo in prima persona mettendo in gioco i nostri talenti attraverso l’azione disinteressata.

Il protagonista di questa interessante intervista è Dada Ganadevananda, un Monaco Yoga dell’Ananda Marga  che da molti anni insegna la meditazione e lo stile di vita yogico, e che ha propagato l’omeopatia nei molti paesi del Sud-est asiatico, dell’estremo oriente, del medio oriente e nell’America latina in cui ha lavorato, organizzando progetti di soccorso medico gratuito per i bisognosi e spesso formando giovani omeopati locali. Egli ha organizzato e partecipato a diverse operazioni di soccorso alle vittime di disastri naturali, per ultimi il terremoto di Haiti e lo tsunami in Giappone, aiutando non solo a risolvere le difficoltà fisiche, ma anche pacificando le menti e riscaldando i cuori.

Cosa è venuto a dirci il Covid-19?

Ovviamente i virus non sono forme di vita con pensiero e intenzioni proprie, ma sbaglierebbe chi li vedesse isolati agenti del caso, perché in questo universo non c’è niente che esiste o avviene per caso. Vi è sempre, infatti, una motivazione razionale dietro tutto ciò che succede e che ci succede, semmai si può dire che spesso noi non conosciamo la ragione o le ragioni, e per questo ci siamo inventati la storia del destino fausto o infausto, della fortuna o della sfortuna, che ci danno appunto il senso della casualità senza motivo.

Secondo me il Covid-19, è semplicemente un ignaro agente del principio del cambiamento continuo, secondo il quale la realtà individuale e collettiva è creata, mantenuta e distrutta costantemente.

È questo cambiamento negativo o positivo? Io credo entrambi, ma come il solito dipende a chi si chiede, perché il bene e il male sono concetti che abbiamo creato noi, e tendono a essere molto relativi.

Sicuramente è un momento negativo per chi ha perso una persona cara o vede la sicurezza economica e materiale svanire o in dubbio; ma anche per costoro potrebbe essere uno stimolo positivo per capire e reagire a un ingiusto sistema socio-economico, che accentra tutta la ricchezza nelle mani di pochissimi, mantenendo tutti gli altri senza risparmi, e quindi a un mese o due dalla povertà e dalla disperazione.

Potrebbe anche essere positiva la maggiore realizzazione della nostra condizione di fragilità umana e mortalità, e quindi questa crisi potrebbe aiutarci a alleggerirci delle zavorre mentali e culturali che ci fanno correre come dei criceti in una ruota, per ottenere tante cose che in realtà non ci servono. Tale corsa senza fine ci depriva del tempo necessario per accorgerci della bellezza di ciò che abbiamo già: la nostra salute fisica e mentale, le nostre amate relazioni umane, che spesso soffrono dall’egoismo con il quale viviamo la vita di oggi.

Come gestire i turbamenti emotivi e la paura?

Ci sono paure fondate e paure infondate. Se la mia mano è troppo vicina al fuoco ho paura di bruciarmi e la ritraggo. Questa è una paura nata da un’esperienza empirica perché in passato mi sono già bruciato la mano, quindi nasce da una certezza.

Purtroppo però la maggior parte delle paure nascono da ciò che non conosciamo, come in questo caso, qualcosa d’invisibile e apparentemente onnipresente, proprio come Dio, solo che oggi magari la gente non ha paura di Dio, ma del Covid 19 si, ironico no?

Intendiamoci, per me Dio è amore e comprensione elevati all’infinito, quindi assolutamente non da temere per via delle nostre imperfezioni, ma piuttosto da ricordare nei nostri pensieri appunto per aiutarci ad espandere la nostra coscienza e migliorare di conseguenza la qualità del nostro essere umani.

Non è da temere neanche la sua creazione, nel senso che niente può mai avvenire per un suo malvagio intento. La natura non è vendicativa, basta rispettarla, prendere le giuste precauzioni, e se facciamo degli sforzi consapevoli per rafforzarci interiormente, le nostre paure si assopiranno, e si trasformeranno in presenza mentale, che serve sempre e comunque.

Perché in molti soffrono l’isolamento?

Potrebbe essere perché in fondo non siamo soddisfatti della nostra vita interiore, e quindi non sopportiamo di rimanere da soli con noi stessi. Non a caso oggi la mente ci tiene sempre attaccati a qualche forma di terminale, da cui caricare e scaricare informazioni perlopiù inutili, o comunque perlopiù senza conseguenza alcuna sulla vera qualità della nostra vita.

Anche i bambini di 7-8 anni che vengono da noi al doposcuola, un’età che incarna la voglia di giocare e correre senza motivo, spesso piangono perché hanno dovuto lasciare a casa il cellulare; sono già assuefatti!

Per fortuna poi si adeguano e ben presto tornano a correre e giocare dimenticandosi almeno per alcune ore dell’esistenza del cellulare, e così dovremmo fare noi in questo periodo d’isolamento forzato.

Spegniamo il televisore e il Wi-Fi che tanto ci danno sempre le stesse notizie allarmanti, perlopiù per attrarre e rendere assuefatti i loro clienti spettatori. Iniziamo a parlare in famiglia, ricordiamoci dei momenti di unione che abbiamo vissuto assieme, facciamo programmi ispiranti e condivisi per il futuro, che ci aiutino a sentirci sicuri di non essere soli in questa società, che promuove e quasi impone l’individualismo a tutti i costi.

 Lo stesso si può fare con gli amici. Siamo sicuri che i messaggini siano utili quanto le chiacchierate? Beh… certo se uno vuole mantenere centinaia di amicizie superficiali, Whatsapp è un’ottima soluzione; ma non è forse anche questa un’invenzione del consumismo senza senso umano?

Poi si pone la questione: ma rimane poi il tempo e l’energia mentale per coltivare le amicizie profonde e disinteressate, che tanto ci danno, specialmente nei momenti di bisogno emotivo e solitudine?

Per chi ama le teorie complottistiche, potrebbe essere interessante valutare se nella società consumistica l’utente ideale non sia proprio una persona fondamentalmente sola, senza chiari e solidi riferimenti familiari e senza amici su cui appoggiarsi.

Per fortuna si fa sempre in tempo a disdire l’abbonamento a Netflix, ma per questo tipo di azioni di resistenza consapevole, c’è bisogno di uno sforzo cosciente verso la realtà che ci costruiamo e controlliamo noi, cioè nella direzione opposta delle tante e facili evasioni dalla stessa.

 

Puoi consigliare qualche pratica utile per affrontare la situazione?

Intanto consiglierei di rendersi consapevoli di quanto minuscolo sia il nostro pianeta nell’immensità dell’universo, adesso che c’è meno inquinamento magari si riescono a notare i miliardi di stelle nel cielo notturno. Questo per aiutarci a riguadagnare una corretta prospettiva di chi siamo noi, che ci sentiamo al centro dell’universo chiamato vita. Siamo davvero così importanti come crediamo di essere o siamo importanti solo nella misura in cui siamo stati creati da una Coscienza Cosmica, che per convenienza possiamo chiamare Dio?

Ecco, questo sarebbe il momento di riallacciare un collegamento con il divino, che è parte di ciò che siamo, anche se spesso a nostra insaputa, non tanto per nostra incapacità o cattiveria, ma perché distratti dalla vita e dagli strumenti e illusioni che essa usa per distoglierci dal realizzare appunto la nostra propria natura divina.

In questo senso la pratica dello yoga e la sua tecnica meditativa potrebbe essere un ottima risposta a questa necessità di centratura interiore che è molto attuale, perché se queste sono praticate regolarmente, ci aiutano, fra i tanti effetti utili, a tagliare un po’ di rami secchi mentali e concentrarci su quelli che possono produrre frutti, equilibrando le secrezioni ormonali e addolcendo certe propensioni mentali che di questi tempi stanno girando a mille.

Come rimedio però, il problema dello yoga ha il difetto di non essere come una pillola d’immediato effetto, perché la sua posologia e i suoi effetti hanno un corso lungo, ma di sicuro non sono un palliativo, perché certamente portano a una ‘cura’ di natura stabile, anche se spesso impercettibile se non in situazioni d’emergenza come queste, in cui la serenità e chiarezza mentale si manifestano e ci aiutano.

 È necessario consumare lo stesso quantitativo di cibo che siamo soliti consumare in tempi “normali”? Esistono scelte alimentari da prediligere per essere meno vulnerabili al virus?

Dipende dal nostro stile di vita. Se passiamo molto tempo seduti sul divano, direi di ridurre i carboidrati e le proteine, perché non si sta bruciando tanta energia fisica. Frutta e verdure sono sempre l’ideale per rimanere leggeri e con un sistema digerente attivo, quindi eliminando i rischi di stitichezza, che è la madre del 90% delle malattie. A tal riguardo, consiglierei di mangiare anche solo un cucchiaio di yogurt con un pizzico di sale dopo i pasti, perché aiuta la digestione. È un rimedio yogico per la longevità!

Comunque in queste settimane credo che siano arrivate a tutti miracolose ricette per contrastare il virus, e non c’è dubbio che ci possono essere soluzioni in questo senso, ma io sono dell’idea che se poi si rimane con la mente concentrata sulla paura di contrarre il virus, cosa prendiamo serva a poco o a niente.

La morte prospettata ci fa naturalmente paura, ma le statistiche ufficiali riportano la mortalità da Covid-19 quasi esclusivamente concentrata nelle fasce di età sopra i 65 anni. Questo non vuol dire che non possano morire anche dei bambini o giovani, magari con patologie o anche senza, ma sono pochissimi anche se subito riportati nei telegiornali perché così si sentano tutti a rischio.

Mi sembra chiaro che sia una mossa deliberata atta a ottenere che tutti applichino in prima persona le misure restrittive in atto, altrimenti chi ha meno di 65 potrebbe non sentirsi in dovere di farlo, e sarebbe un’azione ingiusta e pericolosa per chi, suo malgrado, anziano lo è. Abbiamo tutti genitori e nonni da proteggere e quindi è giusto sottostare a queste restrizioni per il loro bene, anche perché queste persone a rischio, sono quei famosi ‘altri’, che saremo anche noi in futuro!

Quale è il contributo che ognuno di noi può  dare?

Ecco, contributo è la parola del momento, perché in tanti adesso pensano che cosa lo stato debba fare per noi poveri cristi, ma… lo stato siamo noi!  E allora, non sarebbe anche utile pensare anche come possiamo fare noi qualcosa di utile per noi stessi!

Per esempio, ieri il Comune di Catania ci ha chiesto se possiamo aiutarli nei seguenti servizi che sono diventati essenziali:

  • Consegna spesa e farmaci agli anziani, ai portatori di disabilità e a chi è in quarantena
  • Distribuzione pasti e vestiario ai bisognosi
  • Servizio d’ordine per assistenza e vigilanza durante la distribuzione dei pasti; Sostegno psicologico attraverso un servizio telefonico aperto a tutti i cittadini
  • Sostegno a minori in difficoltà;
  • Altre attività di volontariato.

Noi come volontari della Fondazione Stella Polare Onlus pensiamo di aiutare nella consegna della spesa e dei farmaci, e di offrire sostegno psicologico telefonico, e voi?

Come sarà possibile gestire la situazione economica che si profila?

Con la pazienza prima di tutto, perché ci vorrà tempo perché il sistema attuale si risetti. E se non ci dovesse riuscire, potrebbe essere sì nell’immediato una forte sfida per tutti, ma le sfide spesso si rivelano essere benedizioni mascherate, e in questo caso potrebbe produrre delle forme più eque e cooperative di affrontare produzione, distribuzione e consumi.

Io auspicherei che fosse lo stato, specialmente nelle sue declinazioni locali, non le banche, a gestire le ingenti risorse finanziarie che saranno dedicate alla ripartenza economica, perché le investa e controlli le industrie strategiche e la trasformazione delle risorse del territorio. Il tutto con sistemi di partecipazione e sorveglianza civile, perché in caso di comportamento corrotto degli amministratori, questo possa essere subito rilevato dai lavoratori e cittadini del posto e denunciato alla magistratura.

Ma per questo cambiamento epocale, bisognerebbe che dopo questa crisi da pandemia, prevalesse più consapevolezza civica e meno egoismo becero, più genio italico e meno furbizia all’italiana, che si sa ci avvantaggia a breve e ci condanna a lungo termine.

Quale è la cosa più importante adesso?

Come detto prima, approfondire e aggregare valore alle relazioni umane, e rendere servizio altruistico e disinteressato, perché nessuno è un’isola in questa società umana. Tutti abbiamo bisogno del contributo di tutti per vivere bene, e quindi doniamoci senza paranoie di non essere all’altezza, perché anche se ciò fosse vero, è anche vero che nelle situazioni di emergenza, spesso scopriamo delle qualità che non sapevamo di avere. Peraltro tale azione consapevole ci fa sentire parte della soluzione invece che vittime impotenti, e poi quando ci si concentra sui problemi del prossimo, si tende a dimenticare i propri. Che bella cosa!

Dove ci porterà il CoronaVirus?

Essendo un inguaribile ottimista, credo che il futuro dell’umanità sia assolutamente brillante, e non c’è Covid-19 che tenga per farmi cambiare idea in merito. Potrebbe essere un percorso lungo o breve, ma dipende solo da noi, sia individualmente sia collettivamente, e quindi non serve a niente lamentarsi di questa o di quella difficoltà.

Gli ostacoli nella vita, peraltro, sono spesso amici e non nemici del nostro progresso, per cui togliamoci gli occhiali del pessimismo e inforchiamo quelli dell’azione ispirata, della possibilità che si propone ogni momento di cambiare prospettiva, di pensare in modo più aperto e anche tollerante delle limitazioni altrui.

Il futuro lo creiamo noi per cui se lo vogliamo vedere buio e inquietante esso si formerà di conseguenza, e se invece lo disegniamo colorato e illuminante eccolo che si profila là, come un’alba meravigliosa che ci scioglie il cuore nella bellezza di una concezione che può essere solo di natura divina!

Dada è attivo con il progetto siciliano “La sorgente del lavoro” che porta avanti grazie alla ONLUS Stella Polare creando opportunità di crescita e sviluppo per i giovani e la comunità con azioni concrete di sostegno per le famiglie più bisognose.

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