Intervista a Jacopo Ceccarelli: Ideatore dell’approccio Anukalana Yoga e ambasciatore dell’AcroYoga in Italia

Di | 2018-09-28T12:54:32+00:00 30 luglio 2018|interviste, yoga|

Jacopo Ceccarelli, fondatore del primo Teacher Training Italiano di AcroYoga nello stile “Anukalana Inspired”, ci guida alla scoperta del modo più naturale, fluido e completo di praticare lo Yoga e la Meditazione.

Jacopo-CeccarelliCome e quando ti sei avvicinato allo Yoga?

La mia curiosità, l’interesse iniziale verso questa disciplina, risalgono alla fine degli anni ottanta: iniziavo ad esplorare alcuni aspetti della vita, la mente umana e i suoi poteri. Mi affascinava la possibilità di scoprire sè stessi su un altro piano, un livello più profondo. È stato un po’ come se mi si fosse aperta una finestra su una nuova realtà. Una finestra che dopo poco tempo ho dovuto chiudere momentaneamente perchè era giunto il momento di partire per il servizio militare. Concluso quel periodo, ho scelto di vivere appieno la mia passione che era la musica finchè, ad un certo punto, una serie di eventi mi ha portato a pormi di nuovo domande di carattere esistenziale. Poi, per una casualità, mi sono ritrovato a leggere Siddharta di Hermann Hesse: quel libro è stato veramente la chiave di volta. Dopo quella lettura, volevo sapere tutto sulla spiritualità indiana e sullo Yoga, quindi ho cominciato a leggere libri su libri, convinto di poter trovare le risposte che cercavo per inquadrare un po’ me stesso con la realtà che avevo intorno. Probabilmente, tutto ciò era anche legato ai miei problemi esistenziali, alle mie sicurezze, a quel chiedermi continuamente “cosa farò da grande”.

Cercavo risposte nella lettura di libri, partecipando a conferenze o andando a conoscere qualche insegnante di yoga, sebbene a quei tempi nella mia città ce ne fossero pochi. Dopo un po’, nel mio percorso di ricerca ho deciso di intraprendere il mio primo viaggio in India, la sorgente di quella cultura che mi affascinava tanto. È stato lì che mi si è aperto un mondo

Chi sono i tuoi maestri?

Ho un maestro spirituale indiano che ha vissuto nel secolo scorso che si chiama Anandamurti. Ovviamente, in realtà, non l’ho mai incontrato direttamente ma ho conosciuto i monaci che hanno vissuto con lui e che tramandano la tradizione che lui insegnava: la tradizione del Tantra ovvero lo yoga più antico, quindi Tantra Bianco, Meditazione, Yoga come servizio sociale…

Da lì in poi ho avuto tanti insegnanti, alcuni di essi molto evoluti per fortuna, che mi hanno iniziato al percorso della meditazione tantrica: una meditazione centrata sul Divino, utile a “pulire” i chakra stimolando questi centri di coscienza ad aprirsi. Una meditazione con la quale fai uno sforzo costante per elevarti cercando di vibrare sempre di più in sintonia con il divino che per me rappresenta la coscienza cosmica e l’amore incondizionato.

Cos’è l’Anukalana Yoga?

Anukalana è un termine indiano che significa integrazione. Personalmente potrei definirlo come l‘approccio allo yoga che ho sviluppato integrando prima di tutto gli insegnamenti ricevuti dai maestri sullo Yoga Antico con lo Yoga moderno e con le discipline come il Tai Chi, il Kung Fu e le Arti Marziali in generale.

Come ci sei arrivato?

Quest’integrazione è stata il lavoro che ho effettuato per tanti anni,  partendo anche da alcune mie personali esigenze come quella di  eliminare alcuni acciacchi alle giunture provocati dalla pratica di Arti Marziali improntata più al lavoro fisico, quindi un po’ sbilanciata, forzata ed innaturale.

Questa mia prima esigenza di modulare in modo nuovo, su me stesso, la pratica da svolgere mi ha portato a sviluppare un approccio allo yoga più naturale e sano, più attento alla persona quindi più calibrato.

Questa ricerca non solo mi ha portato a risolvere i miei acciacchi e a stare ancora meglio di prima, ma mi ha permesso di scoprire un modo di praticare lo Yoga e la Meditazione più naturale ed efficiente, attento alla persona, al contesto e all’epoca in cui viviamo.

L’Anukalana Yoga è adatto a tutti?

Jacopo-Ceccarelli

Ad oggi, non ho ancora trovato una persona che, secondo me, non possa praticare yoga perché, appunto, potendo adattare la pratica alla propria situazione anche un individuo disabile o un soggetto meno istruito possono approcciarsi allo Yoga comprendendo il significato di base e gli obiettivi che queste pratiche si propongono di raggiungere.

Cosa è importante nella pratica yoga?

Ricordarsi sempre per quale motivo la stai facendo: puoi praticare nel modo giusto se il tuo obiettivo è realizzabile ed è sano ovvero ti porta al benessere, alla felicità ed alla capacità di adattamento.

Per questo motivo la cosa più importante è avere chiaro questa finalità in modo da poter anche verificare costantemente se il modo in cui pratichi ti permette davvero di raggiungere quel traguardo.

Ti potrai rendere conto, mese dopo mese, che sei sempre più vicino all’obiettivo per quanto ci possa volere tanto tempo, a volte perfino una o più vite per raggiungerlo se si tratta di un obiettivo elevato come la coscienza di essere un’entità spirituale più che un corpo e una mente.

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Puoi parlarci di qualcuno dei principi della pratica di Anukalana?

Certamente! Il principio fondamentale, come già detto, è che la pratica sia naturale e adatta alla persona.

La pratica deve essere “morbida” per avvicinarsi alla nostra natura. Tutti gli animali del pianeta, compresi noi esseri umani,  hanno infatti un modo morbido di muoversi e di adattarsi all’ambiente circostante.

Quanto viene curata la respirazione in questo tipo di approccio?

Diciamo che è proprio fondamentale.

Sappiamo quanto sia indispensabile respirare. La vita funziona meglio quando respiri bene. Mentre fai lo Yoga, impari anche a respirare e a farlo in modi diversi a seconda della situazione a cui devi adattarti. È possibile curarti col respiro e il movimento associati in un modo efficace.

Quindi è veramente molto importante la respirazione, è il nucleo vitale della pratica.

anulakana-jacopo-ceccarelliQuali sono le discipline che si integrano in Anukalana?

Le discipline che si integrano sono:

  • Lo Yoga tradizionale con tutta la sua scienza e filosofia.

Intendo lo Yoga che ha origine nell’antica cultura dell’India che è il Tantra. Quindi ci sono le Asana, c’è il Pranayama, c’è la respirazione, c’è uno stile di vita sostenibile sia interiormente che esteriormente. C’è la meditazione ovviamente.

  • Gli elementi di Yoga moderno dove c’è molta attività fisica in senso di movimento.
  • I principi del Taoismo e delle pratiche taoiste, il Tai Chi, il Qi Gong e la relativa respirazione ed il lavoro energetico in queste discipline.
  • La biomeccanica moderna intesa come scienza che studia il modo in cui il nostro corpo meccanicamente funzioni in termini di struttura, movimento e stabilità.
  • C’è poi l’integrazione con l’anatomia più moderna e con una serie di altri elementi che arrivano da discipline anche minori. Elementi di Osteopatia, tecniche di lavoro sui riflessi muscolari
  • I principi di movimento usati nelle arti marziali ma anche nella danza. Le arti marziali vengono integrate anche nel loro aspetto più combattivo, senza mai arrivare al contatto fisico pesante ma attraverso la percezione che abbiamo un guerriero dentro di noi, che fuori può diventare assertivo per farsi rispettare nella vita e rispettare il prossimo con onore. Diciamo anche che si può avere un atteggiamento del guerriero verso i propri i nemici interiori che possono essere l’invidia, la rabbia, la paura.
  • Naturopatia e Medicina Tradizionale Cinese e Ayurveda.
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La meditazione quanto risalto ha nella pratica?

La meditazione ha un enorme risalto non solo perché, all’interno dello Yoga, quattro pratiche su otto sono legate ad essa, ma anche perchè in definitiva, è l’obiettivo della pratica di tutte le Asana.

Se la pratica delle Asana e quella della respirazione del Pranayama ti portano a stare bene, ti preparano anche alla meditazione.

Con la pratica di Anukalana vengono rispettati i principi dello Yoga?

Certamente! Prima di tutto essendo una meditazione in movimento, conduce al concetto di Yoga come unificazione tra la coscienza individuale e quella cosmica. Inoltre, vengono costantemente rispettati nella pratica, i principi legati al codice etico e di stile di vita. Ad esempio, la non violenza (nell’approcccio sempre morbido al movimento) e il non cercare il superfluo (nel calibrare in modo naturale la respirazione senza forzare).

Hai portato l’AcroYoga in Italia ma come lo hai scoperto?

Dopo aver forzato troppo sul mio corpo, per un determinato periodo, ed essermi fatto male alla schiena con un incidente, stavo cercando delle amache con cui praticare in sospensione. Durante le mie ricerche su Internet, ho scoperto l’esistenza dell’AcroYoga che mi ha subito colpito notevolmente. Vedendo che in Italia non veniva praticato, sono andato a studiarlo all’estero.

Risultato: l’AcroYoga mi è piaciuto così tanto che ho deciso di portarlo in Italia e nel tempo l’ho diffuso constatando che non piaceva solo a me. Infatti, i benefici che porta e il divertimento che regala con il suo aspetto ludico lo rendono perfetto per chiunque lo pratichi.

Sappiamo che l’AcroYoga unisce la pratica Yoga all’Acrobatica, ma é possibile realmente trovare la yogicità in una pratica acrobatica?

Sì, perchè in definitiva si tratta di una pratica in cui riproduci posizioni della Yoga, posizioni che ti richiedono più impegno per entrarci, essere in grado di mantenerle ed uscirne nel modo corretto. Tutto ciò seguendo il modo più naturale di muovere il corpo, di respirare, di evitare di forzare quindi senza renderlo la forma di fitness. Diventa “meditazione in movimento” anche in virtù di movimenti più complessi che richiedono anche un certo coraggio per essere affrontati.

Qual è la cosa più affascinante dell’Acro Yoga?

Prima di tutto, ti fa sviluppare l’enorme consapevolezza di te su diversi piani: sul piano fisico scoprendo di poter fare ciò che non credevi, sul piano mentale ti permette di giocare, non prenderti sul serio. C’è in ognuno di noi un bambino interiore che ha voglia di essere libero in certi momenti e l’Acro Yoga è tra le cose che ti permette proprio di farlo.

Inoltre, scopri alcune tue paure ma sperimenti, al tempo stesso, la tua capacità di essere responsabile (mentre fai volare una persona)o di affidarti (mentre voli).

È una pratica in cui ti relazioni con l’altro: è una cosa complessa sebbene sia un gioco poiché richiede di trovare degli equilibri insieme e porta a essere contenti di come si riesce a farlo. Quando veramente hai imparato la pratica ad un certo livello, anche non troppo avanzato, e cominci a sperimentare momenti di  “connessione profonda” con l’altro, arrivi alla pace interiore grazie a quei delicati equilibri che hai realizzato.

E la differenza tra l’AcroYoga e lo Yoga tradizionale?

L’AcroYoga si pratica in due mentre lo Yoga tradizionale tendenzialmente da soli o in gruppo ma comunque solo col proprio corpo.  Per praticare l’AcroYoga, quindi, hai bisogno di un compagno e di trovarti bene con lui o lei.

Sul tappetino sarete sempre in due e uno dei due non lo toccherà il tappetino, ma entrambi farete posizioni yoga di base, molto semplici. Chi sta sdraiato sulla schiena con le braccia e le gambe verso il cielo (posizione del Pilastro) di fatto fa da Pilastro all’altro che assume potenzialmente infinite posizioni con altrettante varianti.

jacopo-ceccarelli-intervista-centro-taoI benefici quali sono?

Intanto ne beneficia la tua autostima quando lo aprocci nel modo giusto.

Cresci tu perché cresce il tuo bambino interiore superando le sue paure, ti ritrovi un adulto più coraggioso e ti sei divertito nel farlo.

Poi hai numerosi benefici sul piano fisico se veramente non lo fai di forza o a scopo estetico acrobatico performativo, ma lo fai con l’ascolto del corpo, con la ricerca della leggerezza, della morbidezza, della stabilità da raggiungere senza fatica ma con armonia e fluidità.

La schiena si rilassa e il torace si apre, gli arti diventano più flessibili e sei più agile. Inoltre, fai delle inversioni e, se impari a farle bene, hai anche benefici per aspetti più profondi: a livello biologico, quando ci mette a testa in giù, il sangue va alla testa e può garantire anche un drenaggio delle cellule di tutto il corpo, smuovere ristagni che vanno verso il basso.

È un lavoro fisico, anche se non è quello che si ricerca nell’AcroYoga, e la ginnastica sappiamo tutti che fa bene perché mens sana in corpore sano.

Come conosci Vincenzo Citto ed il Centro Tao?

 Vincenzo è una persona splendida che ho incontrato facendo una lezione di yoga e un’altra di acroyoga a un festival a Catania. Sin dai primi scambi di parole tra di noi, ho capito subito che era una persona piacevole da frequentare. Poi sono rimasto piacevolmente colpito e grato di vederlo iscriversi ai miei corsi.

Oggi è un amico con il quale ho vissuto un incredibile e indimenticabile viaggio in India.

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Chi è l' Autore:

Vincenzo
Ciao sono Vincenzo Citto, il mio nome in sanscrito è VINAYAKA e mi è stato assegnato dai monaci che ho avuto la fortuna di incontrare nel cammino i quali mi guidano nella meditazione e sono i miei maestri nel Tantra Yoga. Grazie allo Yoga ho trovato la direzione sana e ricca da dare alla mia esistenza e mi trovo, adesso, a percorrere questo luminoso cammino verso la consapevolezza, senza sforzo e senza rinunce ma con pienezza, serena accettazione e amore per la vita.

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