LE ERBE CINESI PER AFFRONTARE IL COVID: PREVENZIONE E RISULTATI: Intervista al DOTT. CAMILLO LUPPINI | Medico- Chirurgo

FONDATORE DI SCUOLA TAO DI BOLOGNA – ESPERTO IN MEDICINA TRADIZIONALE CINESE

COME AFFRONTARE IL COVID NELLA PREVENZIONE, O AL SUO MANIFESTARSI CON LE ERBE MEDICINALI CINESI.

La Medicina Tradizionale Cinese offre strumenti per la cura e la prevenzione delle malattie da raffreddamento come il Coronavirus, che di fatto è un virus che ai primi sintomi si manifesta come un raffreddore o una sindrome influenzale, e se non trattato precocemente può evolvere in polmonite.

Le epidemie sono sempre esistite, ed in Cina sin dalla notte dei tempi la strategia è sempre stata la stessa: curare con la massima tempestività la malattia. L’ideale sarebbe adottare questo modus operandi, anche oggi per non intasare le strutture ospedaliere ed evitare l’aggravamento della patologia

Il Dottor. Camillo Luppini da anni adotta la metodologia della medicina cinese e ha curato diversi pazienti positivi al Covid-19 integrando l’antica erboristeria tradizionale cinese con la medicina occidentale, ottenendo ottimi risultati, con l’approccio di curare la malattia ai primissimi sintomi, quando la virosi si trova nelle vie aeree superiori.

Quali strumenti ha la medicina cinese per affrontare il virus?

La battaglia contro i virus si gioca principalmente nella prima settimana, durante la quale si presentano dei sintomi molto specifici come: mal di gola, raffreddore, tosse, una leggera febbre con brividi e freddo, e sensazioni di ossa rotte.

Questa è una fase cruciale durante la quale sarebbe bene fermare la virosi che si trova ad un livello ancora superficiale, evitando che il virus si approfondisca nei bronchi e nei polmoni.

Nella medicina cinese il sistema di approfondimento della malattia è conosciuto nel dettaglio.

Infatti il sistema immunitario viene visto come un insieme di strati (uno strato superficiale, uno intermedio, e due più profondi), essi costituiscono i livelli di difesa del nostro organismo. È come avere una città circondata da mura: è molto più conveniente combattere il nemico quando si trova ancora al di fuori della cinta e non quando entra nella “città proibita”.

Il livello più superficiale dell’energia si chiama livello “Wei”: si tratta di un’energia superficiale che ci difende, è calda e si mette in moto nel momento in cui abbiamo i primi sintomi (mal di gola, tosse, febbre).

La febbre è una situazione in cui il corpo reagisce e alza la temperatura. I testi di fisiologia dicono che la febbre è legata ad un’attivazione del sistema limbico in cui abbiamo una sorta di termostato che viene attivato da delle secrezioni che provengono dai linfociti T, quindi l’aumento della temperatura corporea è un meccanismo immunitario che rappresenta in sé una medicina.

Quindi la febbre non deve essere abbassata con gli antipiretici?

Io utilizzo la febbre come farmaco, ovviamente all’esordio della malattia, quindi la prima settimana in cui essa si manifesta. Nella cultura medica cinese è molto importante il concetto di “caldo-freddo” poiché il caldo è un meccanismo di difesa dall’esterno. Consiglio sempre ai miei pazienti non sopprimere a tutti i costi la propria febbre in quanto è proprio l’innalzamento del livello della temperatura che attiva l’intero sistema immunitario. Inoltre, è importante rimanere a letto al caldo sotto le coperte, mangiare cibi riscaldanti e leggermente piccanti in modo da aprire i pori e lasciar fuoriuscire il sudore e quindi eliminare il virus che galleggia ancora sulla superficie. Nella forma influenzale iniziale bisogna evitare cibi raffreddanti come verdure crude, latticini freschi e yogurt.

Si dice che il virus è in superficie perché “il naso è la porta del polmone” e anche la gola precede l’ingresso del patogeno nei bronchi.

Come mai alcuni pazienti si aggravano facilmente?

La malattia può approfondirsi rapidamente nei pazienti deboli, manifestandosi spesso con febbre alta anche di notte, o disturbi gastrointestinali, questo perché il loro sistema difensivo ovvero “i soldati che sono all’esterno delle mura della città” sono già indeboliti a prescindere dal virus, e quindi bisognerebbe adottare una strategia preventiva per rinforzare le loro difese.

Fino all’avvento di questa pandemia, l’influenza è stata considerata un contrattempo, perché nonostante richiedesse un periodo di riposo e cura, nella nostra società si è da sempre dato precedenza al lavoro ed alla produttività, distaccandoci dai ritmi naturali. Molto spesso si agisce coprendo esclusivamente i sintomi, pur di non interrompere i propri impegni.

Con il Covid-19 la musica cambia: esso non permette di fare “l’influenza in piedi”, perché essendo un virus nuovo, tende più facilmente ad essere diffusivo, colpisce tante persone e raggiunge velocemente i polmoni.

Quindi bisogna fermare il Covid-19 al pari di tutte le altre influenze.

Quando si viene colpiti non bisognerebbe lavorare, perché “il lavoro consuma energia”, bisogna stare al caldo per raccogliere l’energia del sistema immunitario così da espellere il patogeno, e prendersi i giusti tempi affinché  avvenga la guarigione.

Le persone spesso hanno delle forme con un decorso benigno, hanno delle febbri fino ai 38° che dopo 4 giorni crolla spontaneamente per lisi, cioè si riduce da sola.

Oggi, quando i malati arrivano in pronto soccorso hanno una assistenza respiratoria, hanno complicazioni e bisogna utilizzare farmaci importanti, ma noi dobbiamo cercare di fermare la malattia all’inizio. Per riuscire a fare ciò occorre agire con azioni dalla logica semplice.

Come detto prima, non bisogna spegnere una febbre di bassa entità, quindi non si assume il paracetamolo, a meno che non ci siano dei problemi respiratori particolari e la febbre superi i 38° per diversi giorni. Inoltre, secondo studi recenti il paracetamolo, farmaco antipiretico ma scarsamente antinfiammatorio non è il più adatto a fronteggiare i sintomi del COVID: sembra più una moda italiana.

Un altro dei problemi di questa pandemia è che i pazienti  spesso si riprovano isolati, e quando si è soli davanti ad un fenomeno globale ci si spaventa.

La paura è una emozione che blocca il fluire dell’energia. Indirettamente, ostacolando il fluire, questa emozione, impedisce la superficializzazione dell’energia wei, e dunque aggrava la situazione.

Quali sono le erbe medicinali consigliate dalla medicina cinese?

Le erbe che usiamo sono delle erbe preventive che lavorano per implementare la forza del sistema immunitario. Ad es. un’erba che comincia ad essere conosciuta in occidente è “Huang Qi” l’Astragalo.

Huang qi è l’ingrediente principale di Yu Ping Feng San, “polvere del paravento di giada” una delle formule preventive più famose. Viene combinata con “Fang Feng” la Ledebouriella che è meno conosciuta in occidente, e “Bai Zhu” Rhizoma Atractylodis.

Queste erbe creano uno schermo protettivo esterno, in termini moderni potenziano il sistema immunitario, con un meccanismo diverso dalla vaccinazione che a mio avviso polarizza il sistema ma senza potenziarlo.

Molte erbe sono facilmente reperibili, alcune le ho prese dal mio giardino, l’importante è conoscerle.

Alcune hanno un effetto diaforetico che aiuta ad espellere il patogeno.

Ci sono anche delle erbe occidentali che si possono reperire facilmente in farmacia come ad esempio: Agrimonia (che tratta l’infezione alle prime vie aeree), Propoli (che possiede attività antivirale ed antinfiammatoria), Echinacea (un immunomodulatore ed ha effetto preventivo) e Timo (che elimina i catarri dal naso e dalle vie bronchiali con effetto di purificazione anche quando l’infiammazione comincia ad approfondirsi). Possiamo trovarle combinate tra loro in forma di tintura madre, in spray per la gola.

Poiché il virus aggredisce le prime vie respiratorie è ovvio che ai primi sintomi si potrebbero assumere in spray o in gocce delle erbe immunomodulanti, diaforetiche, antivirali. Ad esempio la Propoli che è molto conosciuta, il cui nome deriva dal greco “pro-polis”, che vuol dire “davanti alla città”, crea uno schermo di protezione; quindi il concetto è “il nemico vuole entrare ma io lo fermo subito”.

Lonicera e Forsizia sono erbe che da noi hanno un utilizzo ornamentale, in Cina vengono utilizzate a scopo terapeutico per curare le tonsilliti e lavorano quando il patogeno si è approfondito avvicinandosi ai bronchi e la febbre è più alta e la tosse diventa forte e stizzosa.

Quindi nella medicina cinese si usano formule di erbe in base alle varie fasi di approfondimento del patogeno, vi sono anche formule per trattare le polmoniti, che di solito da noi, sono curate in ospedale.

Ma sappiamo che in Cina hanno curato i malati Covid anche con una terapia moderna, quindi cortisone, anticoagulanti etc.. insieme alle erbe cinesi.

A mio avviso, nella fase iniziale bastano solo le erbe, nelle fasi più avanzate invece l’integrazione può aiutare i pazienti.

Arti per la salute come il Qi Gong e lo Yoga possono essere importanti nella prevenzione?

Il Qi Gong è una ginnastica cinese per la salute che ha una grandissima capacità di attivare il sistema immunitario, come ad esempio potenziare l’energia polmonare.

Infatti il polmone, secondo la medicina cinese, è sede di una energia che ci aiuta a tenere all’esterno i patogeni.  Viene identificato come il “maestro dell’energia”, ovvero il sistema organico che mette in comunicazione l’energia respiratoria con la loggia energetica renale, sede di una energia attivatrice, indispensabile per tutti i processi metabolici dell’organismo (tra cui anche la produzione delle cellule immunitarie)

Quindi non solo possiamo utilizzare le erbe,  a fini preventivi, ma anche pratiche fisiche, e anche lo Yoga che integra pratiche per il benessere fisico e per l’evoluzione mentale .

Inoltre è fondamentale il ruolo delle emozioni, perché chiaramente la tristezza, la paura, il lutto sono tutte emozioni che bloccano l’energia del polmone e quindi indirettamente favoriscono la salute o la malattia.

Che benefici può portare l’integrazione con la medicina tradizionale cinese ai soggetti con gravi patologie?

Ci sono dei soggetti fragili che spesso, sono quelli che fanno più fatica a tollerare gli effetti collaterali dei farmaci moderni. Essi nella loro potenza sono armi a doppio taglio. Pur riconoscendo la validità di certi presidi   occorre fare attenzione agli effetti tossici, maggiormente evidenti in soggetti anziani o persone affette da patologie croniche.

Per questo motivo l’integrazione può aiutare a ridurre i dosaggi e di conseguenza anche gli effetti collaterali, enfatizzando, al contrario gli effetti benefici. Uno dei problemi dei farmaci moderni è che sono sempre più potenti, ma hanno un profilo di utilizzo sempre più delicato.

Quale è il messaggio che vuoi lasciare ai nostri lettori?

Il Covid, virus a RNA, incapace di vita e riproduzione autonoma come i batteri, attecchisce e prolifera dove trova terreno fertile. La differenza, tra essere portatori sani o sintomatici o seriamente ammalati è nella capacità di schermatura dall’esterno. Quindi, prima di tutto dobbiamo rinforzarci: pensate ad es. ai calciatori, agli sportivi o ai bambini che hanno un’ottima qualità di energia. Costoro hanno vissuto l’attacco del virus come una semplice influenza o risultando asintomatici, mentre soggetti asmatici, diabetici, o pazienti che assumevano cortisonici ne hanno risentito in modo significativo. Quindi il problema non è l’aggressività del virus ma lo stato iniziale di salute dell’individuo.

Se vogliamo fare un lavoro serio per debellare il Covid-19 dobbiamo guardare anche all’inquinamento atmosferico in quanto ci sono studi scientifici che dimostrano come esso favorisce la diffusione del virus, rinforzare le nostre condizioni di salute, adottare una alimentazione sana ed intervenire nei primissimi stadi della virosi.

Quindi più che focalizzarsi sul distanziamento sociale, bisogna informare le persone su come migliorare il proprio stato di salute in modo tale che ognuno di noi possa chiedersi se è sano a livello fisico, se adotta una corretta alimentazione, uno stile di vita salutare e come si sente emotivamente.

Ora più che mai è importante introdurre ed integrare pratiche non convenzionali nel sapere medico. Occorre fare in modo che la formazione universitaria preveda anche nozioni di medicina non convenzionale. Questo con l’obiettivo di fornire ai nuovi medici e paramedici competenze e visuali più ampie e olistiche.