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La prima volta che sentii il mantra lokah samastah sukhino bhavantu fu durante una lezione di yoga alla quale partecipai come allievo, l’insegnante diffuse il mantra tramite una traccia audio, ed immediatamente quella vibrazione mi aprì il cuore e mi emozionò fino a farmi lacrimare.

Non conoscevo ancora il significato di quelle sillabe ma mi toccarono profondamente fin dentro l’anima e poco dopo scoprii che il significato è

POSSANO TUTTE LE CREATURE DELL’UNIVERSO ESSERE LIBERE E FELICI

Da allora non ho mai smesso di utilizzarlo anche quando insegno nelle mie classi, ed invito i miei studenti a concentrarsi sul significato e sentirlo col cuore, così da inviare queste parole e questi pensieri ad ogni essere vivente che soffre e sogna di essere libero.

Oggi è nato un brano a cui tengo moltissimo, ispirato al mantra in questione, ed il cui intento è quello di suscitare negli ascoltatori l’emozione che io stesso ho provato la prima volta che lo sentii, insieme ad un sentimento di speranza e fratellanza verso chi ha lasciato alle proprie spalle la famiglia e la propria terra natia alla ricerca di pace e libertà per sfuggire alla guerra, alla fame, alla disperazione.

LOKAH SAMASTAH è il brano che ho realizzato insieme a MOSKELLA e AGNESE CARRUBBA, due cari amici e musicisti che come me  hanno a cuore l’argomento immigrazione e desiderano che quante più persone prendano coscienza del fatto che ogni essere umano è cittadino del mondo e dell’universo e che non devono esistere barriere o confini che limitino la libertà e la felicità, in quanto esse sono i nostri diritti di nascita e se per interessi di pochi questi diritti venissero sottratti sarà necessario ristabilirli con la forza.

Il brano è costituito da tre strofe rappate scritte ed interpretate da me (Vinayaka) e Guido (Moskella) che si articolano intorno alla melodia centrale del mantra interpretata da Agnese, la parte degli arrangiamenti e della produzione musicale è stata curata da Dario Lisitano.

Le riprese del videoclip sono state curate da Morgan Maugeri e Gaetano Sciacca, coadiuvati dalla truccatrice Mariangela Nanì. L’attrice che ha danzato interpretando le nostre emozioni è Piera Costantino.

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L’ho fatto con puntata un’arma, non sono scafista, non merito sta condanna nelle carceri italiane a morire tutti i giorni, ma io dormo sereno, tu Sig. Giudice com’è che dormi

VINAYAKA: Personalmente ho tratto ispirazione da alcune interviste molto intense ai migranti che raccontavano le loro storie, il loro viaggio senza fine in cerca di salvezza, la perdita dei loro figli in mare ed in particolare mi è rimasta impressa la frase di uno di loro che diceva “MEGLIO MORIRE IN MARE CHE MORIRE TUTTI I GIORNI”.

MOSKELLA: Mi sono inserito all’ultimo minuto in un brano praticamente finito, già molto bello per come lo avevano concepito Vinayaka e Agnese. Un giorno ho sentito la necessità di mettere in rima un’ingiustizia che ho conosciuto da vicino, una storia che avrebbe potuto arricchire il pezzo, ponendo una lente di ingrandimento su un fenomeno di cui non si parla nei mass media tradizionali. Avevo appreso che, ad ogni sbarco, vengono arrestate, rischiando molti anni di carcere, almeno un paio di persone, accusate di aver guidato il gommone durante la traversata; si tratta di migranti costretti a ciò dai veri trafficanti, che vengono impropriamente etichettati come “scafisti”. Sono le istituzioni italiane a permettere simili ingiustizie, ma anche noi che facciamo poco per opporci. Grazie ai miei amici per avermi fatto rappare di questo argomento e alla musica che rende la realtà più sopportabile, ma sprona a fare qualcosa per cambiarla.

AGNESE: Conosco Vinayaka da diversi anni, è un amico, un poeta, un maestro di yoga meraviglioso.  Tante volte, davanti a un tramonto rosso, in mezzo ai boschi o subito dopo una pratica, ci era capitato di parlare dell’idea di collaborare artisticamente. Finalmente, mi ha inviato il testo di questa canzone e, in un balcone soleggiato, senza pensare troppo, il pensiero melodico ha iniziato a fluire nella mia testa come se fosse sempre stato lì! Stava solo cercando uno spiraglio per venir fuori dalla mia mente “intasata” di note e musica. È così che nasce il ritornello col testo di questo bellissimo mantra “Lokah samastah sukhino bhavantu”.  Grazie sempre alla musica e alla sua capacità unica di mettere in relazione gli essere umani in libertà e condivisione e di far arrivare dritti al cuore messaggi importanti.  E grazie ai miei amici e compagni di viaggio. Fiera di far parte di questo progetto.

Ho attraversato il deserto e l’ho pagato sto viaggio, sapessi quanto ho sofferto, ma sono ancora in ostaggio

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Donazione a sostegno della scolarizzazione dei bambini del villaggio di Bissiri in Burkina Faso

Gli autori, tramite il brano Lokah Samastah, invitano chiunque entri in risonanza con il messaggio e le vibrazioni della canzone ad effettuare una donazione a sostegno della scolarizzazione dei bambini del villaggio di Bissiri in Burkina Faso tramite l’Organizzazione Umanitaria Internzazionale AMURT.

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