Dalla voce di un’appassionata “mamma yoga”, alcuni importanti suggerimenti per vivere in modo più armonico la gravidanza, il parto e il primo contatto con il bambino.

Una piccola premessa: le mamme, in contatto intimo con la propria natura, sanno già cosa fare in ogni momento con i loro bambini. Desidero comunque donare il mio piccolo contributo da “mamma yoga” all’esperienza che ogni mamma può vivere. Ringrazio Vincenzo Citto per avermi dato l’occasione di riflettere e scrivere su questa travolgente avventura  da me vissuta e per aver condivisoi suoi progetti e la sua luminosità con me, dal momento che la mia iniziazione al Reiki, avvenuta con lui, è stata sicuramente una colonna portante del mio modo di meditare e di diventare mamma.

Mi chiamo Laura Giustino, pratico yoga da 15 anni e lo insegno da 7. Nella mia formazione ho studiato a fondo le filosofie e le scienze orientali, lo Shiatzu, la medicina cinese, lo yoga e ho seguito una scuola quadriennale di formazione Junghiana in psicoterapia analitica, ho approfondito la Floriterapia di Bach e la Cromopuntura. Ogni terapia olistica Bionaturale e bioenergetica è affascinante e valida per certi aspetti, ma sento di poter dire che lo yoga è quella più speciale, forse perché mi appartiene più profondamente.

Grazie alla mia esperienza personale e a ciò che ho conosciuto nel corso degli anni,  posso sostenere l’importanza di praticare yoga durante la gravidanza, prima e dopo, nel post partum.

Nella mia vita è stato un toccasana, una grande esperienza di fiducia, benessere e abbandono.

Ecco qui di seguito 7 principi che possono essere di aiuto per una “mamma yoga”:

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Cercare di restare sempre in contatto con la propria istintualità e con il proprio intuito.La gravidanza aiuta a far questo poiché già a livello fisiologico accadono dei cambiamenti che facilitano l’emergere del mondo femminile, del mondo emotivo. Prende spazio una logica più circolare che lineare nel vissuto di una donna incinta. Quando nasce il piccolo, questa sensibilità si acuisce ancora e ascoltarla è un buon modo per rispondere ai reali bisogni del proprio bambino.Un esercizio di pranayama che posso consigliare per facilitare l’integrazione dei due emisferi cerebrali e di ciò che essi rappresentano (simbolicamente il lato più razionale e quello più emotivo) è Nadi Shodana. Una pratica di respirazione che può essere utile anche in occasione delle nausee dei primi mesi.mamma-yoga-centro-taoNadi Shodana (nadi = canale o flusso; shodana = purificazione)Da seduti  si avvicina la mano destra al naso senza modificare la posizione della schiena e delle spalle che restano entrambe rilassate. Si usa il pollice per chiudere la narice destra e l’anulare (o per chi non dovesse riuscire anche il mignolo può andare bene) per chiudere la sinistra. L’indice ed il medio o sono arrotolati nel palmo della mano o sono appoggiati sulla fronte vicino il centro delle sopracciglia. Quindi la mano destra controlla il flusso del respiro e la sinistra è appoggiata sul ginocchio in Gyana Mudra (pollice ed indice in contatto). Si inspira da entrambe le narici per cominciare e si chiude la narice destra con il pollice destro, quindi si espira dalla narice sinistra. Terminata l’espirazione si inspira dalla stessa narice e al termine dell’inspirazione di chiude la narice sinistra con l’anulare e si espira dalla narice destra. Si inspira dalla narice destra e poi di nuovo si chiude la narice destra e si espira con la sinistra e così via. Questo descritto è un ciclo di Nadi Shodana; se ne consigliano almeno una decina. Importante in questo esercizio è che l’espirazione sia più lunga dell’inspirazione – il doppio della lunghezza se si riesce – altrimenti si potrebbe avvertire un leggero giramento di testa. Questo esercizio, oltre a dare un grande apporto di ossigeno, a purificare il sangue e a dare lucidità di pensiero e concentrazione, riequilibra i due emisferi cerebrali, quello più coinvolto negli aspetti affettivi ed emotivi e quello specializzato nelle funzioni del linguaggio, del controllo, della razionalità. Pertanto, è opportuno praticarlo anche quando si vivono momenti di stress. L’equilibrio è importante perché ricrea armonia in tutte e due i lati di tutto il corpo sia a livello fisico che a livello simbolico. Per questa ragione, è bene praticarlo con costanza, così da predisporre anche il corpo ad adattarsi a tutto ciò a cui va incontro nella gravidanza.

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Praticare tutti i giorni 20 minuti di meditazione una o due volte al giorno. Si può fare Vipassana e cercare il silenzio nella mente , osservando il  rilassamento di tutte le parti del corpo con l’aiuto dell’espansione del respiro. Si può anche meditare cercando un contatto d’amore (con il mantra Baba Nam Kevalam) con il piccolo che cresce all’interno del grembo materno.

Quindi immaginare di inspirare un fascio di luce dal centro delle sopracciglia ripetendo Baba Nam e poi immaginare di inviarlo al vostro piccolo ripetendo Kevalam, potrà essere qualcosa di rilassante per voi e sicuramente anche per lui.

Continuare a praticare la meditazione Vipassana anche dopo la nascita, aiuta a vedere come sono le cose realmente e ad avere un corpo e una mente liberi, puri, consapevoli, così da restare in pieno contatto con l’amore che vive in ogni essere umano e poterlo “passare” e far vivere ai propri figli.

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Yoga significa Unione: unione di corpo mente e spirito, connessione della nostra individualità con l’intelligenza che governa l’intero universo. È quando gli elementi e le forze che compongono il nostro organismo biologico interagiscono in maniera armoniosa con i vari aspetti del cosmo. yoga-gravidanza-centro-tao

“Let yourself be silently drawn by the strange pull of what you real love. It will not lead you astray” (Rumi) – Trad. Lasciati guidare silenziosamente da quella strana forza che viene da ciò che ami veramente. Non ti porterà fuori strada- Trovo che questa sia una grande verità, declinata diversamente nelle varie culture: la gioia profonda è come una guida che ci permette di riconoscere la via, il nostro cammino personale, la strada che ognuno conosce già o può riscoprire. Ognuno di noi nasce con una sorta di dono, una missione, un talento. La pratica dello yoga aiuta a ritrovare questa natura innata e a seguirla, proprio grazie alla gioia che contattiamo quando siamo in linea con il nostro essere.“Practice and all is coming” (Pattabhi Jois). In questo modo viviamo con più consapevolezza e più profondamente questo periodo di attesa in cui esiste già un legame con questa piccola vita. Impariamo dalla nostra personale esperienza che quello che abbiamo da dare a questa anima che è venuta a bussare alla nostra porta, è guidarla sui suoi passi che possono essere anche molto diversi dalle nostre aspettative.

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Esperienza della gratitudine e del non-attaccamento. Una volta che riconosciamo il processo che sta accadendo dentro di noi, è facile provare un sentimento di gratitudine per il dono ricevuto, per la fiducia che l’universo ha riposto in noi come madri, per la possibilità di donare la vita e di amare ancora più liberamente ed intensamente.

Grazie alle pratiche e ai principi dello yoga, si può comprendere che amare non è “attaccarsi”, pretendere, vivere i figli come una cosa propria. 
Un figlio è figlio prima della vita e passa attraverso di noi, affinché da bravi genitori possiamo comprendere la sua natura, i suoi talenti, il suo modo di essere e aiutarlo ad esserne consapevole e ad esprimersi. Siamo come dei mediatori e lo yoga insegna a trovare l’Amore che c’è dietro ad ogni cosa.Per sottolineare ciò, mi piace citare i versi di Gibran:“… e una donna che aveva al seno un bambino disse: parlaci dei figli. Ed egli rispose:I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.

Nascono per mezzo di voi, ma non da voi. Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee. Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni. Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri. Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane. Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo” (Kahlil Gibran).
 Il “non-attaccamento” può essere d’aiuto anche per comprendere che dopo la nascita di un figlio, per quanto possa risultare difficile prendere tempo per sé, occorre farlo anche per non lasciarsi andare, per mantenersi in forma sia interiormente con lo yoga, che fisicamente. Lo yoga può aiutare molto nella ripresa del post partum, non solo immediatamente dopo con gli esercizi per il pavimento pelvico ma anche successivamente agevolando un processo di purificazione e allenamento fisico.La meditazione aiuta a prendere la giusta vicinanza/distanza da ogni cosa. Durante la meditazione impariamo che non siamo i nostri pensieri, le nostre sensazioni, le nostre azioni, siamo dei testimoni di ciò che accade e non diamo giudizi di valore, semplicemente accettiamo ciò che è. Questa è la via della trasformazione, dell’evoluzione.

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Il parto: evento tanto temuto e tanto atteso, in cui la gioia e il dolore si uniscono in un’esperienza tra le più straordinarie della vita.Ishvara pranidhana è ciò che è necessario vivere durante il parto e soprattutto durante l’esperienza della gravidanza. È uno degli otto “anga” dello yoga e significa abbandono al divino e alla vita”. Questo atteggiamento conferisce a questo momento, all’essere madre e alla vita, un sapore di magico, di divino.Gravidanza e parto sono “fuori dell’illusione del controllo razionale” di una donna.

Occorre l’umiltà di comprendere che si è nelle mani della vita stessa, di qualcosa di più grande, di un ‘saper di già’ che in qualche modo esiste da sempre. In ogni modo, è importante prepararsi al momento del parto e conoscere tutte le informazioni che si acquisiscono nei corsi pre-parto, nei corsi di yoga in gravidanza;  esse sono fondamentali per mantenere un equilibrio psicofisico e per favorire un livello di vitalità elevata che permetta al corpo di esprimersi con tutte le sue infinite risorse.

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Gli esercizi del corso di yoga in gravidanza per il pavimento pelvico risultano di grande aiuto per evitare l’episiotomia e per rieducarlo nel post-partumLa respirazione che si impara anche può essere di grande aiuto nel gestire le contrazioni.

Qualche consiglio per la vostra pratica:

  • ANANTASANA – Posizione yoga consigliata;
  • In SETU BANDHA inspira, porta il bacino verso l’alto, trattieni il pavimento pelvico sù (attivi una chiusura del perineo) e poi espiri tutta l’aria visualizzando e percependo l’apertura del perineo, mentre riporti il bacino a terra srotolando le vertebre sul tappetino. Questo aiuta ad essere consapevoli di un’area importante anche a prescindere dal parto;
  • Massaggio perineale: consigliato dalle ostetriche, da almeno un mese prima della data prevista del parto
  • Esercitarsi 10 minuti al giorno respirando profondamente sedute a gambe incrociate possibilmente a terra. Durante la fase dell’espirazione prendere contatto e rendersi consapevoli del pavimento pelvico e rilassarla aprendo il perineo fino al termine dell’espirazione (senza spinta).La pratica di yoga consigliata dopo il parto, nelle fasi successive ai primi mesi, è una pratica fluida, in cui si sincronizza il respiro con il movimento e si eseguono diverse asana che possono rinforzare la muscolatura, ridare elasticità al “core”, far circolare energia. Per es. possono andare bene Anukalana yoga oppure Vinyasa yoga

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Periodo neonatale. Consiglio un mantra che è in grado di calmare un neonato che piange, quando il pianto non sembra giustificato da altri bisogni fisiologici.È il mantra universale, il mantra della OM (Aum): cantato dalla propria madre con il proprio cucciolo tra le braccia, vibra da cuore a cuore ed è in grado di riportare l’agitazione ad uno stato di pace, calma e di sonno se necessario.Io l’ho trovato miracoloso: quando mia figlia è nata e ha fatto il suo primo vagito, istintivamente cantarle la Om è stata la prima cosa che mi è venuto di fare, una volta che me la hanno appoggiata addosso ancora legata a me dal cordone.

Lei si è calmata subito e l’infermiera ignara della mia attitudine spirituale, presa per follia, disse : “Signora deve parlare a questa bambina” . Non sapeva di quanti dialoghi – anche di questo tipo- la bimba ed io avevamo avuto nel corso dei 9 mesi.Ancora oggi questo mantra continua ad avere il suo benefico effetto.
«Attraverso la meditazione sull’Oṃ, simbolicamente localizzato al centro del cuore, si perviene alla realizzazione conoscitiva dell’assoluto (brahman/ātman). Oṃ cinge passato, presente, futuro e tutto ciò che esiste oltre il passato, presente e futuro. (…)>>(Gianluca Magi in Oṃ o Aum, “Enciclopedia filosofica” vol.8. Milano, Bompiani, 2006, pag. 8102).
Om è considerato il suono primordiale che ha dato origine alla creazione, la quale viene interpretata come manifestazione stessa di questo suono.

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